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1) Padrone
o capobranco.
2) Come
impariamo.
3) Arrivo
di un cucciolo in famiglia.
4) Non
sporcare in casa.
5) Nome
e richiamo.
6) "No".
7) "Seduto".
8) "A
terra".
9) Al
guinzaglio.
10) In
macchina.
11) "Resta".
12) Riporto.
13) Abbaio
a comando.
14) Bibliografia.
15) Pagina
in formato PDF (salvabile).

1) Padrone o capobranco.
Cosa differenzia noi cani dagli altri
animali? Perché dalla preistoria uomo e cane si fanno compagnia? Il motivo
è che da quei tempi lontani noi cani abbiamo cominciato a considerare
l'uomo come appartenente alla stessa specie (in pratica noi vediamo l'uomo come
un cane a due zampe). Quindi quando abitiamo in famiglia (che noi chiamiamo
branco) stabiliamo delle gerarchie; e tenendo conto che abbiamo olfatto e udito
più sviluppati dei vostri, zampe più veloci, muscoli più
potenti..... e spesso ci sentiamo più intelligenti, è naturale
che cerchiamo di assumere il ruolo di capobranco se l'uomo non interviene a
spiegarci che le cose non stanno proprio così. Se l'uomo invece ci lascia
fare noi diventiamo frustrati dato che voi uomini non farete mai quello che
vi "ordiniamo" noi.
Chiarito questo è evidente che quando vi trovate a scegliere un cane
non vi dovete chiedere "sarà un buon cane?" ma piuttosto "sarò
un buon padrone?" che equivale a "sarò all'altezza di essere
capobranco?". Per essere un buon capobranco sono necessarie due cose:
a) avere tanto tempo da dedicarmi. Non basta comprarmi per essere il mio padrone;
nel mio mondo non esistono i verbi "comprare" e "vendere"
e non sono nemmeno necessari. Il mio amore, la mia dedizione e la mia anima
li do solo a chi ha le doti morali per meritarsele.
b) avere la stoffa del capobranco. Ricordatevi che il capobranco non è
il più forte; è un cane (uomo) maturo, esperto, intelligente,
coraggioso e soprattutto coerente! Vi faccio un esempio: arriverà un
bel giorno in cui io monterò sul vostro divano... decidete da subito
se avete intenzione di permetterlo per il resto della mia vita oppure no. Se
mi scenderete infatti potete star sicuri che ben presto io ritenterò,
non solo perché il divano è il luogo più comodo della casa
e l'ideale come cuccia, ma anche perché disubbidendo io vi sto mettendo
alla prova. Se dopo qualche tentativo voi mi lascerete sopra io avrò
vinto e anche perso in voi molta fiducia come capobranco!
Infine ricordatevi una cosa fondamentale: il capobranco non è mai
violento! Picchiarmi a sangue infatti non servirà a niente. Se lo
farete forse vi rispetterò, e sicuramente avrò paura di voi, ma
non avrete mai il mio amore,tutte quelle belle cose di cui parlavo sopra e non
sarò mai un cane ubbidiente. Un secco "no!" e una vigorosa
scrollata della collottola sono abbastanza; dovrete ottenere in cambio un gesto
di sottomissione come buttarmi a pancia in su, darvi la zampina o dei colpetti
col muso come dire" ho capito comandi tu!".
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2) Come impariamo.
Prima di tutto è
necessari che tutti capiscano una cosa: noi abbiamo un olfatto 15 volte più
potente del vostro, un udito che è il doppio e ci permette di localizzare
un rumore con la precisione di un sonar, ma siamo parecchio miopi. Viviamo in
mondi differenti dove le cose che esistono nell'uno non esistono nell'altro.
Quando ci insegnate qualcosa tenete presente che il nostro senso più
sviluppato è l'olfatto e voi cani a due zampe non sapete dare comandi
usando gli odori. Ignorare questo senso è come mandare un bambino a scuola
con una benda sugli occhi. Tenetelo presente anche quando mi metterò
ad abbaiare apparentemente senza motivo... vi assicuro che non sono diventato
scemo!
Se vi sarete saputi imporre come un buon capobranco non abbiate paura di snaturarmi
insegnandomi a stare seduto, ad aspettarvi fuori da un negozio ecc. niente di
più sbagliato di questo preconcetto: nella mia natura ciò che
mi da felicità e mi fa sentire utile è fare il bene del branco;
e il bene del branco è quello che dice il capobranco. Divento molto più
triste e mi sento inutile se mi lasciate solo nel vostro giardino dalla mattina
alla sera invece di portarmi con voi quando potete!
Ricordatevi poi questi punti fondamentali:
a) Non capisco l'italiano né il tedesco né nessun'altra lingua
di voi cani a due zampe. Le parole sono solo uno stimolo a cui do una certa
risposta.
b) Sono privo di senso morale (non mi sento mai colpevole, buono o cattivo).
Quegli atteggiamenti che a voi possono sembrare tali sono solo la mia reazione
a quelli che probabilmente saranno le vostre prossime azioni basandomi sulla
mia esperienza: esempio fatto pipì in casa -> sgridato; aspettato
padrone fino al suo ritorno -> carezze e premi (questo perché la mia
memoria è di tipo associativo).
c) Non posso apprendere un modello comportamentale che non mi appartenga geneticamente:
è possibile utilizzare a vostro piacimento le attitudini innate al cane,
ma non potete crearne di nuove (per fare un esempio banale, posso imparare a
sedermi a comando perché sedersi è un atto naturale per me, ma
non imparerò mai a bere come un uomo, né con le buone né
con le cattive, perché non è nella mia natura).
d) La motivazione è alla base dell'educazione e dell'addestramento: più
forte è la motivazione a compiere un certo atto, più veloce sarà
l'apprendimento. La motivazione può essere intesa in senso piacevole
(ottenere cibo o carezze) o in senso sgradevole (sfuggire un dolore o comunque
una situazione di stress). Un'altra motivazione da tener presente è il
soddisfacimento della cosiddetta curiosità. L'uomo ha basato su di essa
l'intera ricerca scientifica, ma anche nel cane la curiosità è
un forte stimolo ad apprendere.
e) Una volta che ho imparato che l'esecuzione di un esercizio mi porta una gratificazione,
si crea in me l'esigenza di ripetere questa esperienza piacevole. Questa è
una fase molto importante dell'addestramento, perché quando ho appreso
un esercizio stimolato per esempio dal desiderio di cibo (offerta di un bocconcino),
potrei non ripeterlo più qualora non mi si ripresentasse il bocconcino,
o nel caso in cui non avessi fame. Se però sostituite il desiderio del
cibo con il desiderio di una carezza o di una parola gentile, ecco che mi farò
in quattro per soddisfarvi in qualsiasi momento.
f) Gli impulsi all'apprendimento possono essere inibiti da un impulso esterno
più forte (per esempio, una cagnetta in calore di passaggio può
essere più interessante di un padrone che sbraita "seduto! seduto!").
Gli impulsi più forti sono sempre quelli più naturali (impulso
al sesso, alla caccia, al cibo ecc.). È bene che mi abituiate alle distrazioni,
per non incappare troppo spesso in queste "alzate di testa".
g) Il desiderio di superare una frustrazione o un dolore fisico può essere
un fortissimo stimolo all'apprendimento, tanto quanto una ricompensa. Per me
non c'è molta differenza tra il raggiungimento di un effetto gradevole
e l'allontanamento da un effetto sgradevole:
cerco soltanto di "sentirmi bene", e le mie azioni tendono a questo
scopo. Quindi i rinforzi positivi o negativi hanno lo stesso valore.
h) In base a quanto detto al punto sopra parrebbe solo una questione di scelta
addestrarmi con le buone o con le cattive.
C'è però una differenza notevolissima per quel che riguarda il
mio rapporto con voi: infatti, abbino all'esecuzione meccanica dell'ordine ragionamenti
e veri e propri "pensieri" che mi permettono di discriminare tra un
padrone fermamente gentile e un padrone inutilmente violento. Amerò dunque
il primo, che considererò il capobranco, mentre mi limiterò a
temere il secondo. Io sono un animale sociale capace di riconoscere come "giusti"
o "sbagliati" certi modelli comportamentali della mia figura-guida:
è giusto ciò che permette la sopravvivenza del branco e il suo
benessere, mentre è sbagliato ciò che mette il branco in pericolo.
i) Comunque sia stata acquisita una risposta positiva da parte mia, essa rischia
di venire dimenticata se non fate sempre seguire a questa risposta una gratificazione.
È bene variare queste gratificazioni (rinforzi) anche per stimolare la
mia vivace curiosità, spingendomi a eseguire bene e in fretta "per
vedere cosa succede". Arriverà un bocconcino o una carezza?
l) Il cucciolo è un cane nel senso più completo della parola,
ed è molto più addestrabile di un adulto perché è
ancora ben disposto a sottomettersi ai suoi superiori gerarchici. Inoltre, come
accade per i bambini umani, ha un cervello estremamente elastico e pronto ad
apprendere. In compenso, gli errori commessi con il cucciolo resteranno indelebilmente
impressi nella sua memoria: se gli fate un torto per lui sarà comunque
un torto, enorme (mentre un adulto sa distinguere, in certi casi, l'involontarietà
o la preterintenzionalità). Se perdete la sua fiducia, dovrete sudare
parecchio per riconquistarvela.
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3) Arrivo di un cucciolo in famiglia.
E adesso siamo arrivati al punto in cui si comincia a lavorare seriamente. Avete
in casa il vostro cucciolo di due-tre mesi, sapete che può essere un
allievo eccellente e sapete di dover agire con fermezza (perché gli è
indispensabile per il suo benessere psichico), dolcezza (perché è
un cucciolo indifeso), pazienza (perché in fondo si tratta di un bambino
e non si può pretendere troppo) e soprattutto coerenza (per dargli la
sensazione di essere capitato nelle mani giuste, quelle del Grande Capo).
Fino a questo momento abbiamo cercato di demolire certe credenze romantiche
sul conto del cane e di spiegare che il cane agisce, pensa, vive, si muove "da
cane", punto e basta. Egli segue la propria natura, quindi non è
buono, fedele o obbediente perché "vuole" esserlo, ma perché
"deve" esserlo, perché è nato così, e in un certo
senso non ha alcun merito.
Ciò non toglie, però, che l'uomo conosca la moralità, e
che abbia acquisito culturalmente certi valori che nel cane sono semplicemente
innati: quindi non aspettiamoci che il cucciolo si comporti da uomo, ma per
favore non dimentichiamo che noi siamo uomini. Ed essere uomini significa sapere
che cos'è un cucciolo, capire che è un esserino minuscolo, tenero
e indifeso che si consegna totalmente nelle nostre mani. Approfittare di questo
potere per snaturarlo (facendone una belva sanguinaria), per brutalizzarlo (picchiandolo
quando non è necessario) o per ridicolizzarlo (facendogli eseguire interminabili
serie di esercizi per divertire gli amici, senza alcuna
ragione pratica) non è umano, non e civile e rivela meschinità
d animo.
E adesso veniamo all'educazione casalinga del cucciolo, con la quale si intende
l'inserimento nel nuovo ambiente, nella nuova famiglia e la sua collocazione
nella giusta posizione gerarchica.
Appena entrato in casa il cucciolo dovrà essere lasciato il più
possibile in pace. Dopo un comprensibile momento di imbarazzo il vostro allievo
comincerà già a imparare. Memorizzerà i vostri odori, i
suoni della famiglia e alcune immagini tattili e visive che dovranno essere
sempre positive (carezze, poche ma buone, parole dolci, tono di voce tranquillo
e pacato). Ricordate che il cucciolo è estremamente egocentrico, come
un bambino, e tutto quello che accade intorno a lui è come se accadesse
a lui. Se litigate con vostra moglie il primo giorno che avete il cucciolo in
casa, questo penserà che ce l'abbiate con lui e si spaventerà.
Al termine della prima giornata passata a ispezionare, elaborare informazioni
e memorizzare, il cervello del cucciolo avrà già lavorato abbastanza
e chiederà un periodo di riposo, ovvero di sonno.
Contemporaneamente, però, il cucciolo si sente sperduto, senza mamma
e senza fratelli: voi potreste essere sostituti significativi, ma alla sera
vi chiudete in camera vostra e lo lasciate solo per non "dargli il vizio"
di dormire in vostra compagnia. Il piccolo, abbandonato a se stesso in un ambiente
appena conosciuto, si dispera e fa cagnara tutta la notte.
È un passo inevitabile? No. Per fargli dormire sonni tranquilli fin dalla
prima notte (e farli dormire a voi e ai vicini) potete benissimo tenere il cucciolo
in camera con voi, purché abbiate l'avvertenza di metterlo a nanna in
una cesta (o su una brandina, o in una semplice scatola), dalla quale non avrà
il permesso di uscire.
Forse ci proverà, ma lo dissuaderete, e la lotta non sarà molto
lunga: il cucciolo è stanco, è in compagnia, ha la pancia piena,
quindi desidera soprattutto dormire. I suoi tentativi di uscire dalla cesta
saranno più che altro una prima indagine assonnata sulle vostre capacità
di capobranco: se lo lasciate uscire, la vostra posizione gerarchica vacillerà
fin da questo primo momento (e lui non si sentirà al sicuro, perché
qui manca il Capo), ma se continuate a rimetterlo a posto con gentile fermezza
dicendogli un secco "No", accarezzandolo ogni volta che resta nella
cesta per qualche secondo, il cucciolo:
a) capirà che qui c'è una buona guida coerente e affidabile, e
che può dormire tranquillo;
b) avrà già cominciato ad imparare il significato dell'ordine
"No";
c) completamente rilassato, piomberà rapidamente nel sonno del giusto.
Tra un giorno o due potrete benissimo ottenere che il cucciolo dorma nella stanza
riservata a lui (o in giardino, se ne avete uno), e che ci dorma tranquillo,
senza ricominciare a disperarsi, perché nel frattempo avrà imparato
a conoscere l'ambiente, a capire che questa casa è la sua "tana",
a sapere che di là c'è il Grande Capo che vigila sul suo sonno.
Non è mancanza di coerenza chiedergli di abbandonare la nostra stanza,
dopo che ce l'abbiamo lasciato per una o più notti: il trucco sta nel
fatto che noi non gli abbiamo dato il vizio di dormire nella nostra camera,
ma quello di dormire nella sua cesta (o nella sua scatola, o sulla sua brandina).
Quando desideriamo che il cucciolo si sposti altro ve basterà spostare
la cesta perché lui capisca che quello è il suo posto, indipendentemente
dalla collocazione.
In casa o in giardino il cucciolo dovrà disporre di una zona tutta sua,
in cui nessuno andrà mai a disturbarlo, che chiameremo la "tana".
Quando sarà abituato a dormire nella cesta, portatela in questa zona
riservata. Meglio che sia una zona riparata (sotto un tavolo o dietro un mobile
in casa, sotto una tettoia bassa in giardino), non tanto per motivi climatici
quanto per motivi psicologici: la tana di un animale, in natura, è sempre
ben protetta e nascosta, e solo in questo caso lui si sente al sicuro.
Se il cane vive fuori, la tana potrà essere rappresentata da una cuccia:
all'inizio, però, portate la cesta dentro alla cuccia. Potrete toglierla
dopo qualche giorno.
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4) Non sporcare in casa.
Se si pensa a quanto tempo (come minimo parecchi mesi) impiegano solitamente
i genitori umani ad abituare un bambino all'uso del vasino, non dovrebbe neppure
passarvi per la testa l'idea che un cucciolo di cane possa imparare la lezione
in pochi giorni. Ma in realtà il cucciolo può farcela. Il primo
passo è nutrire l'animale con una dieta bilanciata e completa, a orari
fissi e immutabili.
È importante la consistenza delle feci: se sono molli, va diminuito subito
il quantitativo di cibo del 10%, e va ancora diminuito finché non si
ottengono feci compatte. Il contrario se fossero gessose o troppo secche. In
ogni caso bisogna assicurarsi prima che non ci siano parassiti intestinali.
Il luogo in cui sporcare dovrebbe essere sempre lo stesso e deve apparire al
cucciolo positivo: in pratica, il luogo deve essere scelto per la sua accessibilità,
e qui va condotto il cucciolo subito dopo i pasti.
Bisogna portarlo nel posto giusto:
a) dopo ogni pasto;
b) dopo che ha bevuto;
c) quando si sveglia dopo un sonnellino;
d) dopo che ha giocato o corso a lungo.
Quando ha capito che quel posto va bene (e di solito ci sporca per la prima
volta dopo 36-48 ore dall'inizio dell'addestramento), bisogna fargli capire
che gli altri posti, invece, sono sbagliati. Se il cucciolo resta solo in casa
dalle 8 del mattino alle 5 del pomeriggio per cinque giorni alla settimana,
è pura follia mettersi a fare il portinaio a fine settimana e portarlo
fuori proprio nelle ore in cui, solitamente, non può uscire: quindi bisogna
tenere il cane in casa nelle ore in cui deve restarci, e distoglierlo dall'idea
di fare il bisognino. Nelle ore in cui il cucciolo non deve sporcare, non bisogna
dargli da bere né da mangiare. I pasti e l'acqua verranno somministrati
in ore a cui può seguire un'uscita per la pulizia, e il cucciolo che
sporca fuori va premiato e lodato.
Se sporca in casa non serve picchiarlo né mettergli il naso nello sporco:
penserebbe che è proprio questo che vogliamo da lui, e prenderebbe il
vizio di mangiare le feci o di rotolarcisi dentro. Quando si trova il misfatto
è meglio aspettare che il cane si avvicini, mostrargli con voce e gesti
(ma senza toccarlo) il proprio sdegno, e poi portarlo nel posto giusto. Per
pulire è bene aspettare che il cane non sia presente e passare subito
dopo un neutralizzatore di odori.
Durante il pasto concedete al cane quindici minuti per mangiare, poi portategli
via la ciotola, indipendentemente dal fatto che abbia finito o meno. Il cibo
va dato solo a orari fissi: l'acqua dovrebbe essere sempre disponibile, ma nei
casi più gravi si può dosare anche questa.Appena l'animale ha
finito di mangiare e bere portatelo fuori, e appena si è liberato fategli
un sacco di complimenti e riportatelo subito a casa: se la passeggiata durasse
più di 15-20 minuti, il motivo per cui è stato portato fuori non
sarebbe più immediatamente evidente e il metodo non funzionerebbe più.
Orario per persone che lavorano: quale che sia il vostro orario di lavoro portate
fuori il cane appena vi alzate al mattino, riportatelo a casa, dategli da mangiare
e da bere, riportatelo fuori per sporcare. Quando tornate dal lavoro fate lo
stesso. Stabilite un ritmo fisso. Prima di andare a letto portatelo fuori un'ultima
volta senza nutrirlo. Ricordate che il cucciolo non può trattenere l'acqua
per otto o nove ore: in vostra assenza potete incaricare qualcuno di mantenere
i ritmi di cibo-acqua-uscita, oppure potete confinare il cucciolo in un luogo
dove possa sporcare senza danni.
Nei primi tempi non scoraggiatevi se il cucciolo non si libera fuori: potrà
resistere anche 20 ore. Tenete presente che viene forzato a rompere le sue vecchie
abitudini, e questo è un trauma per lui. Se non va di corpo per troppo
tempo, mettetegli una supposta di glicerina per bambini subito dopo mangiato
e portatelo immediatamente fuori: questo metodo può non essere dei più
gradevoli, ma dà risultati sicuri. Dopo che si è liberato, lodatelo
e carezzatelo molto. Tutto questo programma è temporaneo e dura finché
il cane non ha imparato a sporcare fuori casa (al massimo una ventina di giorni,
in media).
Quando il cucciolo sgarra e sporca in casa, la cosa più importante da
fare è eliminare l'odore delle feci e delle urine, perché il cucciolo
tende a sporcare nuovamente dove sente questo odore. I neutralizzatori di odori
si acquistano nei negozi per cani o in farmacia, e servono allo scopo a differenza
di tutti gli altri preparati (candeggina, ammoniaca ecc.) che coprono l'odore
ma non lo cancellano. Il cucciolo continua a sentirlo e ci torna per sporcare.
Se il cucciolo deve restare in casa senza di voi, confinatelo in un area ristretta
(senza legarlo) in modo che aspetti il più possibile per liberarsi: istintivamente
il cucciolo tende a non sporcare la sua cuccia. Quando siete a casa lasciatelo
invece libero di girare ovunque, pronti a intervenire come segue se dovesse
sporcare.
Il cane non va mai punito per avere sporcato in casa: se l'ha fatto, è
solo perché non ha ancora capito che non deve farlo. Va però corretto.
Si corregge il cucciolo solo se lo si coglie sul fatto: anche un solo minuto
di ritardo è troppo, perché il cane non ha la capacità
mentale di collegare la vostra collera con una cosa sbagliata fatta prima. Quando
sporca in vostra presenza utilizzate una lattina vuota riempita di monetine
e scuotetela vivacemente nei pressi del cucciolo. Questo lo disorienterà
e lo bloccherà per il tempo che vi serve a prenderlo e portarlo fuori.
Nello stesso tempo, dite "No!" con voce aspra e ferma.
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5) Nome e richiamo.
Qui entriamo nel campo dell'insegnamento vero e proprio: fin dal primo giorno,
infatti, dovrete cominciare a spiegare al cucciolo qual è il suo nome,
e fargli capire che quando è chiamato deve assolutamente accorrere.
Il nome, lo sanno tutti, deve essere breve e chiaro: se quello sul pedigree
è lungo e altisonante, inventategli un nome "di casa" corto
e squillante (e possibilmente non troppo comune: non è carino andare
ai giardini, chiamare: "Bobi!" e vedersi arrivare quattro o cinque
musi sorridenti).
Ma adesso veniamo alla regola più importante: il nome, per il cucciolo,
non deve equivalere al richiamo. Il nome è un nome, il richiamo è
un ordine: considerarli sinonimi sarebbe un grave errore. L'ordine completo
non è, quindi, "Fido!", ma "Fido! Vieni!" (oppure
"Qui!"). Questo perché è assolutamente impossibile,
per un essere umano, trattenersi dall'esclamare "Fido!" quando si
scopre che il cucciolo ha rovesciato il cestino della spazzatura sul tappeto
persiano e che adesso ci sta seduto in mezzo con l'aria palesemente soddisfatta.
È impossibile trattenersi dal gridare "Fido!" quando vi accorgete
che il cucciolo sta mangiando la zuppa del gatto dei vicini, ed è impossibile
non sussurrargli "Oh, Fido...", quando lui vi mette il muso in grembo
e vi fa gli occhi da Bambi.
Infine vi capiterà almeno mille volte di parlare con amici e di dire:
"Fido ha fatto questo, Fido ha combinato quest'altro". E il cucciolo
è lì che ci ascolta.
Dov'è il problema? Semplicemente nel fatto che il richiamo deve essere
un ordine indiscutibile: quando sente il richiamo, il cane deve correre immediatamente
dal padrone. Se come richiamo usate il semplice nome, il cane lo sentirà
in mille occasioni diverse da quella in cui gli si chiede di venire: sentendo
dire "Fido" non saprebbe mai se lo state chiamando, sgridando, complimentando,
o semplicemente citando in una conversazione, e l'efficacia dell'ordine sarebbe
compromessa (nel tempo che lui impiega a capire che in questo caso lo stiate
proprio chiamando, potrebbe anche andare sotto una macchina, o finire di compiere
un atto vandalico). Se sente dire "Fido! Vieni!" al contrario, non
potrà avere esitazioni, perché sa benissimo che questo è
un ordine; ci si potrebbe anche limitare al semplice "Vieni! ", ma
suggerirei di farlo sempre precedere dal nome, perché serve ad attirare
l'attenzione del cane e quindi a rafforzare il comando.
Ma come si fa a far venire il cucciolo? Abbiamo già detto che lui non
conosce l'italiano, e che sentire l'ordine "Fido! Vieni! ", o una
frase come "Salve! Pomodoro!", per lui è la stessa identica
cosa: quindi come fate a farvi capire?
Il modo più semplice è sfruttare il principio di associazione
e chiamarlo per le prime volte, quando sta già venendo verso di voi.
Il cucciolo è sveglio e ha un'intelligenza prontissima: assocerà
rapidamente il comando all'azione del venire. Ora dovete spiegargli che rispondere
al richiamo è cosa gratificante, e quindi lo premierete con lodi, coccole
e qualche bocconcino ogni volta che accorrerà al vostro "Fido! Vieni!".
Fino a questo punto, però, l'avete sempre e solo chiamato quando stava
già venendo. Prima di passare alla prova del fuoco, per verificare se
il cucciolo abbia davvero capito il significato dell'ordine, dovete mettergli
un collarino legato a una cordicella lunga e sottile che non gli dia alcun fastidio.
Se il cucciolo non fosse già abituato al collare, rimandate l'esercizio
e dategli prima il tempo di abituarsi a questo strano aggeggio (si gratterà
per qualche minuto, forse cercherà di toglierselo con le zampe, poi se
ne dimenticherà); se il cucciolo porta già il collare tranquillamente,
procedete. Aspettiamo che il cucciolo sia tranquillo e non impegnato in qualcosa
di particolarmente interessante come rosicchiare un osso, e poi date l'ordine:
"Fido! Vieni!". Se accorre, lodatelo, premiatelo, e fategli capire
che siete felicissimi del suo successo.
Se non accorre, tirate a voi la cordicella legata al suo collare e fatelo venire
per forza. "Per forza non significa "con la forza": dovete tirarlo
verso di voi, ma dolcemente, senza staccargli il collo. Voi non potete sapere
se il cucciolo ha disobbedito perché ancora non ha imparato l'ordine
o perché non aveva voglia di venire, ma in questo modo ottenete due scopi:
a) gli date modo di sentire ancora una volta il comando;
b) gli fate capire che la cosa è ineluttabile: quando sente dire "Fi-do!
Vieni!" deve precipitarsi, o una forza inspiegabile lo costringerà
comunque a obbedire.
Come ultimo rinforzo, quando il cucciolo sarà arrivato presso di voi,
dovrete coccolarlo e premiarlo esattamente come se fosse venuto di sua spontanea
volontà. Più avanti nel tempo, quando sarete sicurissimi che il
cucciolo abbia acquisito un buon richiamo, potrete chiamarlo senza predisporre
il trucco della cordicella. Ma alla prima mancanza tornerete a usarla: perché
il cucciolo deve convincersi che è impossibile disobbedire al richiamo.
E quell'unica volta che disobbedisce senza cordicella? Scapperete via come lepri,
senza più guardarlo in faccia. Un po' per paura di restare solo e un
po' perché la vostra corsa stimolerà in lui l'istinto predatorio
(che gli fa sempre venir voglia di inseguire chi corre), il cucciolo vi seguirà
e quindi avrà obbedito al nostro richiamo. Quando arriva, coccole e complimenti
come sempre.
Mai picchiare il cane quando arriva, neanche se arrivasse due ore dopo. Il cucciolo
non è capace di un'astrazione complicata come: "Mi puniscono perché
prima ho disobbedito", ma farà un ragionamento molto più
elementare: "Mi puniscono perché adesso sono venuto". E non
verrà più, temendo che lo si chiami per picchiarlo. Picchiare
il cane che ritorna è il sistema più diretto (e purtroppo più
usato!) per rovinare completamente il richiamo: tengo a farlo notare, perché
moltissimi padroni commettono questo errore in buona fede (tanto che se ne vantano)
e poi si stupiscono se "quello scemo" del loro cane non vuol saperne
di obbedire al richiamo, nonostante le severe lezioni ricevute.
Attenzione: è fondamentale che il richiamo sia insegnato al cucciolo
piccolissimo, appena entrato in famiglia. In questo modo l'esercizio sarà
facile, divertente, di rapidissimo apprendimento e pochissimo suscettibile di
regressioni (per il cane raggiungere il padrone è una gioia spontanea
e naturale e bisogna proprio sbagliare tutto, e sbagliare alla grande, per riuscire
a trasformarla in un'esperienza sgradevole).
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6) "No".
Come il richiamo, il "No!" è un ordine preciso. Va pronunciato,
come tutti gli ordini, in tono deciso che non ammette repliche, ma senza mettersi
a gridare come ossessi. Un ottimo rinforzo è costituito da una lattina
di birra o simili, piena di monetine: immediatamente prima di dare l'ordine
"No!" scuotetela vivacemente. La lattina ha la stessa funzione del
nome prima del richiamo: serve ad attirare l'attenzione del cucciolo distogliendolo
da quello che sta facendo (ma in questo caso non si deve usare il nome, perché
il nome deve essere sempre associato a sensazioni gradevoli, mentre il "No!"
si dà quando il cucciolo sta commettendo qualcosa di in-
desiderato, e qualche volta potrebbe essere il caso di punirlo se non smette).
La lattina è un buon sostituto: con il suo rumore improvviso e piuttosto
forte disorienta il cucciolo e gli dà il tempo di capire che gli state
dando il comando di smettere immediatamente di fare quello che sta facendo.
Come il richiamo, il "No!" è un ordine fondamentale, che in
certi casi potrebbe anche salvare la vita del cane (fermandolo, per esempio,
quando sta per attraversare una strada e finire sotto una macchina). Come far
capire al cucciolo cosa volete? Scuotiamo la lattina, date il "No! ":
il cucciolo desiste dalla sua azione, anche solo per vedere cosa succede. A
questo punto avete due alternative: chiamarlo a voi e complimentarlo, oppure
avvicinarvi a lui e aspettare che ricominci a far danni. Appena ricomincia,
lattina e "No!". Appena smette, lodi e carezze. Non cambiate atteggiamento
di una sola virgola, siate coerenti e costanti, e il cucciolo capirà.
Non solo, ma voi guadagnerete un altro punto come buon capobranco.
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7) "Seduto".
Con questo entriamo nel campo degli esercizi veri e propri, quelli che ci fanno
pensare di avere un cane addestrato. In realtà stiamo ancora parlando
di semplice educazione, e i prossimi esercizi servono più che altro a
darvi modo di imporre il nostro volere. Come abbiamo visto precedentemente,
a Fido può saltare in mente di darvi un ordine (dammi da mangiare, accarezzami,
portami fuori), e l'unico modo che avete per ripristinare i giusti rapporti
gerarchici è dare un contrordine prima di accontentarlo.
"Seduto" e "terra" sono esercizi molto comodi da usare a
questo scopo: basta un attimo per eseguirli, non ci vogliono attrezzi né
spazi particolari. Sono anche esercizi semplicissimi, che il cucciolo impara
in poche lezioni: si tratta infatti di far acquisire al cane posizioni che assume
già tranquillamente da solo molte volte al giorno. Solo che adesso deve
assumerle a comando. Vediamo come si fa a far sedere il cucciolo:
a) si aspetta che si sieda da solo, e ogni volta gli si dà l'ordine "seduto!".
Un po' come è avvenuto per il richiamo, questo serve a sviluppare l'associazione
di idee tra la parola e la posizione assunta dal cane;
b) appena il cane si siede, lo si loda come se avesse obbedito all'ordine, anche
se in realtà non ha neppure capito di averne ricevuto uno;
c) dopo un po' di tempo, si dà l'ordine prima che il cane si sieda: se
obbedisce, benissimo, è un cane dall'intelligenza brillante e ha già
afferrato il concetto. Se non si siede non preoccupatevi: è un cane normale.
Dopo avergli dato l'ordine, voi premerete con dolcezza sul suo posteriore, tenendogli
contemporaneamente sollevata la testa con una mano sotto la gola. Sorridetegli,
fategli capire che non intendete fargli del male, e intanto fate sedere il cucciolo
con l'azione delle vostre mani. Appena è in posizione copritelo di lodi;
d) ripetete l'esercizio (non più di dieci minuti per lezione) finché
non sarete sicuri del risultato.
Come metodo alternativo si può tenere una mano sopra la testa del cucciolo,
aspettando che lui rivolga lo sguardo in alto per poterla vedere. Se spostate
adeguatamente la mano, il cucciolo sarà costretto ad alzare la testa
per seguirne il movimento e a piegare il posteriore: a questo punto voi dovrete
dare l'ordine "seduto! ", e appena il posteriore tocca terra dovrete
lodare il vostro allievo.
Il metodo diventa rapidissimo, e funziona alla perfezione, solo se la mano sospesa
sulla testa del cucciolo gli mostra una crocchetta: in questo caso l'attenzione
è assicurata e anche l'esecuzione dell'esercizio (purché, naturalmente,
alla fine gli si dia la tanto sospirato crocchetta).
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8) "A terra".
Ci sono diversi metodi per insegnare questa posizione al cucciolo, e lui ci
si mette volentieri perché ci sta comodo; ma, nonostante ciò,
non aspettatevi che impari velocissimamente questo esercizio, un po' più
complesso del precedente.
Primo metodo: con il cucciolo al guinzaglio mettetevi al suo fianco, fatelo
sedere (deve già conoscere il "seduto", ovviamente), poi date
l'ordine "terra!" e inginocchiandovi davanti a lui tirate in avanti
le sue zampe anteriori, cosicché lui debba per forza allungarle e sdraiarsi.
Problemi: il cucciolo può spaventarsi, specie se l'avete picchiato in
precedenza con le mani (cosa che bisognerebbe sempre evitare) e può interpretare
la presa delle zampe come una forma di punizione. A questo punto comincerebbe
a pensare "ma perché? Cosa ho fatto?" e i vostri tentativi
di spiegargli che non lo state punendo risulterebbero vani.
In cuccioli di tempra forte, poi, la presa delle zampe possono causare conflitti
di volontà. Se il cucciolo comincia a strattonare può anche farsi
male. Questa reazione è comunque sintomatica: significa che il cucciolo
non vi riconosce ancora come capobranco e non ha piena fiducia in voi.
Secondo metodo: camminate col cane al guinzaglio al vostro fianco, fermatevi,
fatelo sedere. A questo punto date l'ordine, poi mettete il guinzaglio sotto
il vostro piede e cominciate a farlo scorrere gradualmente finché il
cane non si sentirà trascinato verso terra. Complimentatelo.
Problemi: questo metodo è simile al primo, ma non c'è l'intervento
diretto della mano: il cane si sente obbligato da una forza sconosciuta. Questo
può rafforzare l'ordine in alcuni cuccioli, mentre in altri può
ingenerare timori (la vostra mano è conosciuta e amica.
Per sveltire le operazioni conviene aspettare che il cane sia stanco e abbia
già voglia di sdraiarsi. , Ripetete l'esercizio nel corso di brevi sedute
(sempre di dieci minuti l'una, non di più), due o tre volte al giorno.
Il cucciolo imparerà abbastanza presto.
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9) Al guinzaglio.
Il cucciolo, una volta terminato il ciclo di vaccinazioni, può tranquillamente
cominciare a uscire e ad avere rapporti sociali: tenerlo in casa sotto una campana
di vetro per evitargli possibili malattie o risse con altri cani è un
sistema sicuro per creargli problemi di carattere.
Sperimentalmente si sono allevati cani che non potevano ricevere i normali processi
di imprinting e di apprendimento: questi soggetti vengono chiamati Kaspar Hauser,
dal nome del misterioso personaggio che apparve a Norimberga nei primi decenni
dell'ottocento all'età di circa sedici anni, dopo essere vissuto fino
ad allora in un isolamento totale.
L'allevamento di soggetti Kaspar Hauser aveva lo scopo di scoprire quanto il
comportamento animale si basi su meccanismi innati e quanto venga invece appreso:
ma l'esperimento permise anche di appurare che in questi cani insorge una vera
e propria sindrome, i cui sintomi sono timidezza, paura dell'uomo, aggressività
in alcuni casi e in altri addirittura Catatonia.
Il guinzaglio deve rappresentare per il cucciolo un prolungamento della mano
del padrone, amichevole e capace di infondere fiducia (e per questo non si deve
mai permettere al cucciolo di mordicchiarlo o comunque di giocarci).
Per abituare il cucciolo è bene sceglierne uno di cuoio (mai una catena!)
sottile, lungo e leggero. Il guinzaglio corto, a maniglia (che molti scelgono
perché dà l'impressione di avere più controllo sul cane),
insegna al cane a tirare come un dannato, e non vi permetterà mai di
ottenere una buona condotta: il cucciolo, in questo caso, sta vicino alle gambe
del padrone perché vi è costretto e non perché ha capito
che quello è il posto giusto.
Mettete il collare (non a strangolo) e il guinzaglio al cucciolo in qualche
occasione piacevole (l'ora della pappa, per esempio) finché non siete
sicuri che si è abituato a portarli tranquillamente: poi uscite di casa,
a fargli vedere (o meglio, annusare) il mondo. Ne approfitterete anche per insegnargli
la condotta al guinzaglio.
Per eseguire questo esercizio camminate sempre col cucciolo alla vostra sinistra:
o meglio, tentate di tenerlo a sinistra, perché il cucciolo farà
sicuramente il matto e vi verrà in mezzo ai piedi trecento volte al minuto.
Le varie possibilità sono, all'incirca, queste:
a) impennarsi, scalciare, fare un bel po' di rodeo e rifiutare di proseguire;
b) buttarsi a terra guaendo disperato come se lo stessero scannando;
c) tirare sul guinzaglio per andare a guardare lì, ad annusare là,
e ogni tanto fare un balzo per raggiungere un gatto o una farfalla, restando
sollevato da terra per un attimo, per poi ripiombare giù di schiena e
guardarvi con aria afflitta come se l'aveste punito voi;
d) tentare di seguirvi, ma guardandosi bene dal restare al suo posto sulla sinistra:
l'avanzamento "a biscia" e uno dei più diffusi, ma è
abbastanza apprezzato anche lo spostamento a destra, sempre a destra, assolutamente
a destra (finché voi non decidete di infischiarvene del manuale di addestramento
e di passare il guinzaglio nella mano destra. A questo punto il cucciolo comincia
a gettarsi a sinistra, sempre a sinistra, inesorabilmente a sinistra).
Indipendentemente dal fatto che il cucciolo abbia l'aria disperata o divertita,
la prima uscita al guinzaglio farà disperare voi, ma tranquillizzatevi,
tanto non deve durare più di cinque-dieci minuti. Qualsiasi cosa combini
il vostro piccolo amico, parlategli allegramente e con dolcezza, lasciate il
guinzaglio molto lungo, non tiratelo mai e cercate di ottenere che il cucciolo
segua i vostri passi per una decina di metri, eventualmente chinandovi sulle
ginocchia e chiamandolo (se gli avete insegnato il richiamo con la cordicella,
arriverà scodinzolando). Appena vi segue per un po', festeggiatelo esageratamente
e fategli capire che siete supersoddisfatti di lui. Mentre vi segue, cominciate
a dirgli "al piede". Dopo dieci minuti al massimo, tornate a casa.Ripetete
il giorno dopo, e quello dopo ancora, allungando un po' i tempi. Per ora dovete
ottenere soltanto che segua il guinzaglio, è ancora presto per obbligarlo
ad assumere la posizione corretta vicino al ginocchio: non deve però
tirare. Quando ci prova, ditegli "al piede!" e fate un immediato dietro-front.
Il cucciolo riceverà un leggero strattone, e capirà in fretta
che non deve sorpassarvi, se non vuole sentire questo colpetto sgradevole.
L'esercizio della condotta deve essere insegnato per gradi, partendo da lezioni
di cinque minuti, ma ciò non significa che il cane debba restare fuori
casa per soli cinque minuti.
Finita la lezione, il cucciolo non sarà più obbligato a restare
"al piede", ma col guinzaglio lungo potrà annusare in giro,
conoscere persone, rumori, animali, abituarsi in una parola al mondo esterno.
Rimanete pure fuori una mezz'oretta al giorno, poi allungate i tempi finché
volete: più stimoli ambientali e sociali arrivano al cucciolo, meglio
è.
Man mano che il cucciolo esegue bene, potete rendere più difficile l'esercizio
facendo slalom e cambiando l'andatura.
A questo punto sono sicuro che vi sarete chiesti perché tenere il cane
a sinistra e il guinzaglio con la mano destra: perché se cammina bene,
lo accarezzerete ogni tanto sul muso con la mano sinistra, per ottenere che
il cane cerchi questo contatto e ne acquisisca l'appetenza; se cammina col muso
vicino alla vostra mano, il lavoro è fatto per metà. Se non cammina
bene, mettete in pratica le seguenti correzioni:
- se vi taglia la strada, impediteglielo accorciando il guinzaglio, poi appena
si rimette a posto, allungatelo subito perché il cane non cammini impiccato"
(cosa che tra l'altro lo spinge a tirare);
- se tira, fate un rapido cambio di direzione finendo addosso al cane, alzando
un po' il ginocchio in modo da colpirlo leggermente sul muso, pestandogli direttamente
i piedi mentre cambiate marcia. Alternate sapientemente colpetti col ginocchio
e pestate di piedi: lui deve capire che appena si mette a tirare gli succede
qualcosa di spiacevole. Non dite una parola, non sgridatelo né altro:
dite solo "piede!" quando cambiate direzione. Per il cucciolo le ginocchiate
o le pestate non devono essere punizioni che voi gli infliggete volontariamente,
ma una semplice conseguenza meccanica del fatto che si è messo a tirare;
- se resta indietro, parlategli dolcemente, rallentando un po' il passo affinché
possa tornare con la testa
all'altezza del vostro ginocchio. Poi riprendete la marcia in tono più
allegro e gioviale possibile (anche canticchiando, se è il caso).
Importante: date sempre l'ordine "piede!" a ogni partenza e a ogni
cambio di direzione.
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10) In macchina.
Per chi è inserito nella società moderna, uomo o cane che sia,
l'automobile è per forza di cose un mezzo di trasporto comune e familiare.
Chi non sa andare in macchina non è al passo coi tempi. La cosa vale
anche per il nostro cucciolo, che ci porrebbe di fronte a problemi seri qualora
non potessimo mai caricarlo su un'automobile. Eppure molti padroni dichiarano
che Fido non ci andrà mai, perché la prima volta che ci è
salito ha vomitato. Dunque patisce la macchina e deve restare a terra. In realtà
patire la macchina non è un fatto patologico, ma la somatizzazione di
un problema psichico: moltissimi cuccioli lo manifestano, semplicemente perché
l'auto è rumorosa, strana, puzzolente, incomprensibile, in una parola
spaventosa.
Si può facilmente educare il cucciolo a una perfetta padronanza di se
stesso durante i viaggi in auto, rifacendosi all'apprendimento "per dissuasione":
se lo stimolo apparentemente pericoloso si rivela innocuo, si smette di temerlo.
Portate quindi il cucciolo sull'auto ferma, fatelo giocare, parlategli dolcemente.
Progressivamente, abituatelo al rumore del motore, e poi al fatto che la macchina
si muova. Se poi ricorrerete all'aiuto di qualche bocconcino di cibo (sempre
dato in macchina), sarà facilissimo ottenere dal cane una vera passione
per le quattro ruote; altro che vomitare o patire!
Anche in questo caso prevenire è meglio: educate il cucciolo per tempo
ed eviterete di avere successivamente brutte sorprese.
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11) "Resta".
Altro comando fondamentale, il "resta!" che permette di lasciare il
cane in una delle due posizioni di seduto o di terra per cinque, dieci e anche
trenta minuti, anche in assenza del padrone. Il cane non dovrà alzarsi
neppure se distratto o provocato. Mettete quindi il cane a terra, col guinzaglio
attaccato, e date l'ordine "resta!", indietreggiando subito dopo di
un solo passo. Tenete in una mano il capo libero del guinzaglio e tendete l'altro
braccio davanti a voi col palmo della mano aperto in direzione del muso di Fido.
Siccome Fido non sa l'italiano, e questo comando è nuovo, non avrà
la più pallida idea di ciò che volete. Ma reagirà così:
a) saprà benissimo che gli avete dato un ordine. Il tono di voce, il
vostro gesto, tutto concorre a farglielo capire senza ombra di dubbio.
b) resterà in attesa di sapere che cosa volete: finora a ogni nuovo ordine
è seguito un manipolamento con le mani, o qualche indicazione data col
guinzaglio, quindi il cucciolo si aspetterà che adesso facciate qualcosa;
c) tutto impegnato in questi ragionamenti, non penserà ad alzarsi per
seguirvi, anche perché voi siete arretrati di un solo passo, siete lì
a portata di naso e siete in qualche modo legati a lui dal guinzaglio. Inoltre
il gesto della mano tesa significa "ti respingo", e il cane riesce
a capirlo. Questo esercizio è un po' diverso dagli altri, perché
non può essere compreso finché il cane non ha commesso il primo
errore (non preoccupatevi, non vi farà aspettare molto!): Il cucciolo
lo capirà non appena voi vi allontanerete di due o tre passi, lasciando
cadere il guinzaglio, e facendogli credere che potreste anche andarvene: a questo
punto si alzerà per seguirvi, ma voi lo fermerete con un "No! Resta!",
dopodiché lo prenderete per il collare e lo riporterete dove si trovava,
anzi un pochino più indietro.
Fido, dunque, resta lì in attesa, e voi farete una cosa sconcertante:
passati pochi secondi, correte a fargli i complimenti, a dirgli "bravo,
bravo, bravissimo" e a farlo giocare un po'. Il cucciolo è contento
e felice, ma anche frastornato: si aspettava di dover eseguire un esercizio,
non ha fatto assolutamente niente, e voi lo premiate!
Nel corso di due o tre lezioni, capirà che l'esercizio consisteva proprio
nel non fare assolutamente niente: "resta!" significa infatti non
muoverti, stai lì, non alzarti. Quando rimettete giù il cane,
vi allontanate di nuovo di un unico passo e poi tornate di corsa a festeggiarlo,
il cucciolo ricorda le esperienze precedenti (quelle in cui non si era mosso
ed era stato complimentato). Solo così si può creare la giusta
associazione di idee: se sento l'ordine "resta!" e mi muovo, il padrone
mi sgrida. Se resto fermo e non faccio niente, il padrone mi premia.
Importante: per molto, ma molto tempo, anche quando il cane avrà imparato
bene l'esercizio e vi permetterà di allontanarvi di trenta o cinquanta
metri, tornate sempre a prenderlo e non chiamatelo mai a voi. Il cane deve pensare
che restare lì inchiodato presuppone un vostro ritorno e molte coccole,
ma non deve credere che prima o poi verrà chiamato a raggiungervi, o
cercherà sicuramente di farlo accadere... più prima che poi. Per
rinforzare ancor più questa sensazione non coccolate subito il cane appena
siete tornati da lui, ma prima mettetevi alla sua destra, dategli l'ordine "seduto",
e solo dopo che avrà eseguito copritelo di lodi sperticate.
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12) Riporto.
Si porti il cane in un luogo a lui gradito. Il cucciolo dovrà già
possedere un ottimo richiamo. Tirate fuori un riportello di legno dolce e giocate
con Fido facendoglielo ballare davanti al naso, tirandolo indietro, facendogli
venire voglia di afferrarlo (cosa che accadrà quasi subito). Appena il
cucciolo cerca di prendere l'oggetto glielo mettete in bocca, cominciando a
ripetere: "porta, porta". Se tenta di sputarlo, gli terrete la bocca
chiusa (con la massima dolcezza), dicendo ancora "porta" e accarezzando
e lodando il cane. Questo deve durare pochi secondi.
Riprendete il gioco facendo nuovamente apparire e sparire il riportello, e muovendolo
rapidamente (dovete eccitare l'istinto predatorio del cucciolo): appena apre
la bocca, cacciateci di nuovo dentro il riportello dicendo "porta, bravo,
porta". Basta così: dopo due esercizi eseguiti correttamente, si
smette e si torna subito a casa.
Si riprende il giorno dopo, nello stesso modo: il gioco deve sempre finire molto
prima che il cucciolo si sia stancato, in modo che si crei in lui un'appetenza
al riporto. Appena saprete che questo impulso esiste, potrete cominciare a far
rotolare il riportello per terra, sperando che il cucciolo lo raccolga all'ordine
"porta! ". In seguito, dovrete ottenere che il cane tenga il riportello
di legno in bocca finché non gli darete il contrordine "lascia!",
che sarà accompagnato dal gesto della mano che semplicemente gli toglie
di bocca il riportello.
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13) Abbaio a comando.
Un cane che abbaia a comando fa sempre "molta scena": molti proprietari
di cani che sanno eseguire bene questo esercizio si sentono grandi addestratori,
anche se magari poi Fido scappa di casa tre volte al giorno e non c'è
verso di farlo obbedire al richiamo. In realtà l'abbaio a comando è
un esercizio utile (specie per quanto riguarda la seconda parte, ovvero lo "stare
zitto" a comando), ma più che altro è propedeutico ad alcune
fasi del lavoro di difesa.
Il lavoro consiste nell'ingenerare nel cucciolo una vera e propria frustrazione,
che verrà sfogata nel modo più semplice, e cioè abbaiando.
Il cane abbaia al gatto che non riesce a raggiungere, abbaia quando il padrone
se ne va e lui deve restare a casa, abbaia insomma quando gli gira storto: e
noi, in questo caso, dobbiamo far sì che gli giri storto.
Quando il cucciolo ha fame, fargli vedere un bel pezzo di carne, passarglielo
letteralmente sotto il naso, e poi coprirlo con la mano, dicendogli "abbaia".
L'ordine per lui non significa ovviamente nulla e forse non l'ha neppure captato,
perché è troppo eccitato dall'idea del cibo: quindi ignorerà
il comando, ma cercherà di avere il cibo in altri modi (piantandovi il
muso in mano, raspando, saltandovi addosso, accucciandosi in segno di sottomissione).
Ben presto si accorge che così non ottiene niente, e intanto voi ripetete
il comando: "abbaia! ". A questo punto il cane comincia a ragionare:
si rende conto che gli state dando un ordine, quindi che volete qualcosa da
lui in cambio del cibo. Le reazioni possono essere diverse: o fa gli occhi dolci
in segno di "non capisco, abbi pietà, dammi lo stesso la carne",
o vi dà colpetti col muso (sistema che usano i cuccioli per ottenere
il rigurgito di cibo dalla madre), o si getta a pancia all'aria (mi arrendo,
mi arrendo, hai ragione tu qualsiasi cosa tu dica e faccia, ma dammi quella
carne), oppure tenta di indovinare qual è l'esercizio che volete da lui,
mettendosi a eseguire una serie di "seduto" e di "terra"
e guardandovi speranzoso (è questo che vuoi? Oppure quest'altro?).
Non ottenendo ancora nessun risultato, ma solo la parola "abbaia",
il cane potrà scegliere due soluzioni: o si offende e se ne va, oppure
cerca di sfogare la propria frustrazione in qualche modo. Potrà raspare
il terreno, fare pipì, grattarsi (tutti atti di scarico, perché
ciò che veramente avrebbe voglia di fare è mordere il padrone,
ma questo è tabù), ma alla fine probabilmente abbaierà,
perché eccitazione e frustrazione saranno arrivate al punto massimo.
Il cane abbaia, ed ecco che la mano miracolosamente si apre, la carne arriva
a portata di fauci. Miracolo! Con ogni probabilità, quando ripeterete
l'esercizio il giorno dopo, il cane non ricorderà affatto il legame tra
il premio e il suo abbaio: era troppo su di giri per ragionare freddamente.
Nonostante questo, abbaia molto prima, perché il ricordo dell'esperienza
precedente lo induce a scatenarsi molto prima in una serie di atti antistress.
È la famosa storia di chi si scotta con l'acqua calda e poi ha paura
di quella fredda: il cane che si vede nuovamente sottrarre la carne pensa qualcosa
come "ecco, uffa, ci risiamo", e non spera più di ottenere
risultati con la pantomima del giorno precedente. Quindi si sente direttamente
frustrato, si scarica abbaiando, e questo gli permette di ottenere la carne.
Ci vuol poco, a questo punto, perché si instauri un'associazione percettiva:
quando il cane sente il comando "abbaia", questo innesca in lui il
ricordo delle esperienze precedenti e lo spinge rapidamente a eseguire. Il comando
diventa quindi lo stimolo sostitutivo di tutta la situazione precedente, che
col tempo il cane dimentica del tutto, mentre non dimentica più che la
parola "abbaia" è un ordine ben preciso, che richiede una risposta
precisa (e questa va naturalmente premiata).
N.B. Per insegnargli a stare zitto a comando a questo punto sarà sufficiente
farlo abbaiare e poi dare il comando "zitto!" chiudendogli (solo le
prime volte) dolcemente la bocca.
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14) Bibliografia.
V. Rossi, Guida completa all'addestramento del cane, Milano 1994 (Un
libro che tutti dovrebbero aver letto!)
W. Campbell, Psicologia canina, Torino 1981
P. Scanziani, Il cane utile, Chiasso 1976
P. Scanziani, Il nuovo cane utile, Chiasso 1975
D. Griffin, Cosa pensano gli animali, Roma 1987
F. Brunner, Come capire il proprio cane e farsi capire da lui, Milano
1986
Queinnec - Gilbert, Come educare il proprio cane e vivere felici, Padova
1990
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